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"Esoscheletro da caviglia", facilita i movimenti di chi lo utilizza

Realizzato un "esoscheletro da caviglia" in grado di rendere meno faticosi i movimenti di chi lo "indossa". Il dispositivo è stato sviluppato dai ricercatori americani della Carnegie Mellon University di Pittsburgh e della North Carolina State University di Raleigh, secondo cui l'esoscheletro sarebbe in grado di ridurre il costo metabolico associato alla deambulazione del 7% - grosso modo l'equivalente di togliersi uno zaino di quasi 5 chili.

Già dalla fine dell'800 molti scienziati hanno cercato di progettare dispositivi in grado di rendere più facile camminare per le persone anziane o con problemi di mobilità, ma finora non erano riusciti a realizzare esoscheletri privi di una fonte di alimentazione esterna.

Dopo una ricerca durata 8 anni, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature, gli studiosi americani sono riusciti a sviluppare un esoscheletro privo di un mezzo di propulsione esterno. "Camminare è più complicato di quanto si possa pensare - spiega Steve Collins, che insieme al collega Greg Sawicki ha ideato il progetto nel 2007 -. Tutti lo fanno, ma in realtà non sanno come si cammina".

In particolare, il successo dell'idea dei due studiosi va ricercata nella decisione di concentrarsi sul modo in cui il dispositivo potrebbe far riposare il muscolo del polpaccio, quando non risulta impegnato in un lavoro produttivo. Infatti, questo muscolo produce energia non solo quando spinge il corpo in avanti, ma anche quando mantiene il tendine di Achille teso.

L'esoscheletro prodotto da Collins e colleghi è in grado di scaricare un po' dell'energia prodotta dal polpaccio, riducendo il costo metabolico complessivo. Inoltre, per risolvere il problema del suo "peso", che potrebbe determinare un ulteriore dispendio di energia per la gamba, il dispositivo è stato realizzato con materiali ultraleggeri, ma robusti e funzionali, in fibra di carbonio.

Il team ritiene che l'esoscheletro potrebbe essere particolarmente utile per le persone che, in seguito a un ictus, hanno riportato problemi permanenti di mobilità: "Siamo ancora un po' lontano dal riuscirci - ammette Collins -, ma abbiamo tutta l'intenzione di provarci".

 

Foto: © Stephen Thrift

07 aprile 2015
TAG
ictus - esoscheletro - polpaccio - muscoli - gambe

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