• Spesa alimentare, nel primo semestre 2020 cresce la GDO. Boom dei negozi tradizionali

    Print
    Carrello scaffale supermercato pixabay

    Le misure correlate alla gestione della pandemia di CoVid-19 hanno spinto in alto i consumi alimentari domestici. Con bar, mense e ristoranti chiusi, sono aumentati gli acquisti per i consumi in casa e in particolar modo nei negozi tradizionali. Nel primo semestre del 2020, infatti, i piccoli esercizi commerciali hanno conosciuto un forte incremento degli acquisti, sopra il 30%. Bene anche la Grande distribuzione organizzata, pur con differenze all’interno dei vari canali che la costituiscono. I dati li ha forniti Ismea in collaborazione con Nielsen.

    Nei primi sei mesi del 2020 la spesa alimentare domestica è salita del 9,2% rispetto al 2019 che invece si era chiuso con un modestissimo +0,4%. In particolare il primo mese di lockdown ha fatto registrare un balzo del 18% trascinando il primo trimestre a un +7% seguito dal +11% del secondo. 

    In calo gli ipermercati

    Nonostante la quota marginale tra i canali di vendita (pari all’8%) i negozi tradizionali (compresi ortofrutta e macellerie) sono stati gli esercizi commerciali che hanno conosciuto il maggior aumento: +30,7%. La tendenza si è consolidata dopo un più timido mese di marzo anche grazie alla clientela dei mercati rionali che si è spostata verso questi esercizi commerciali. I mercati rionali (con solo l’1% di quota sui canali di vendita) sono stati infatti penalizzati dalle restrizioni ai movimenti delle persone e hanno visto crollare i consumi del 15,6%. 

    La Gdo, invece, forte dell’82% del totale dei canali di vendita, ha visto aumentare complessivamente la spesa. Tra le sue diverse articolazioni solo gli ipermercati hanno fatto registrare un andamento negativo, soprattutto nella fase acuta dell’emergenza per via della loro collocazione nei centri commerciali dove tutte le altre attività erano state chiuse. Il calo è stato dell’1,3%, nel solco della crisi duratura che colpisce questa tipologia di punti vendita.

    Sia i supermercati (quota del 43%) che i discount (quota del 15%) sono stati interessati da una crescita delle vendite di pari entità, rispettivamente 11,6% e 11,7%. Quelle nei punti vendita di libero servizio (con una quota dell’8%) sono salite del 9%.

    L’aumento della spesa ha caratterizzato tutto il territorio nazionale. In testa il Nord Est (+9,8%) seguito dal Centro (+9,3%) e dal Nord Ovest (+8,9%); in coda il Sud (+7,7%). Tra i prodotti sono stati investiti dall’aumento delle vendite sia quelli di largo consumo confezionato che i freschi sfusi, seppur in misura minore: rispettivamente +11% e +4,7%. 

     

    Foto: Pixabay

     

    red. 17-09-2020 Tag: Ismeaspesa alimentareconsumi alimentarigdovendita al dettaglioCovid-19
Articoli correlati