• Usa, le nuove stime di settembre riducono la produzione di mais e soia

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    Mais piantagione pixabay

    Leggera rivalutazione al ribasso della produzione di mais e soia negli Stati Uniti. Ciononostante il livello resta superiore a quello stimato per la stagione precedente. In crescita la produzione di soia a livello mondiale, sempre rispetto al 2019/20. Nel report di settembre (Wasde) il Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti fa il punto sulla domanda e l’offerta agricole nel mondo e sugli altri principali indicatori economici del settore. 

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    Rispetto ad agosto, le ultime stime hanno ridotto la produzione di mais negli Stati Uniti nel 2020/21 di 378 milioni di bushel, portando il livello a 14,9 miliardi di bushel. Si tratta comunque di una cifra superiore a quella stimata per il 2019/20 (13,6 miliardi). La nuova valutazione ha tenuto conto delle minori rese e dei minori raccolti. L’offerta è quindi ridotta: a fronte del maggior livello delle scorte iniziali, frutto di un minor export nel 2019/20, c’è un più significativo calo dei raccolti. Nella stagione 2020/21, invece, le esportazioni sono previste in aumento di 100 milioni (da 2,22 a 2,32 miliardi di bushel, sopra gli 1,76 della stagione precedente) anche grazie al calo delle scorte nei Paesi concorrenti. Con l’offerta che si riduce più del consumo, le scorte finali sono state stimate così in ribasso di 253 milioni di bl rispetto all’anno passato.

    In Europa la produzione aggiornata di mais risente del calo produttivo della Romania e dell’Ucraina, in quest’ultimo Paese per via delle ridimensionate prospettive di raccolto per la siccità. In Brasile è invece aumentata sia rispetto alle stime di agosto che rispetto all’anno precedente. Per il Paese sudamericano cresce anche l’export, così come in Messico. In crescita il consumo di mais per mangimi in Cina, con previsioni incoraggianti per la stagione in corso. Scendono rispetto ad agosto, infine, le stime delle scorte finali (giù di molto quelle cinesi, in crescita quelle di India e Nigeria).

    Grano

    Per gli Stati Uniti non sono state registrate variazioni della domanda e offerta di grano (50 milioni la produzione, poco meno di 82 l’offerta totale, entrambi in calo su base tendenziale). Nel mondo, invece, le stime indicano in primo luogo un maggiore livello di offerta che sale da 1,06 a 1,07 miliardi di tonnellate (era 1,04 nel 2019/20) grazie soprattutto a Canada e Australia. I due Stati controbilanciano il minor raccolto dell’Argentina, penalizzata dal clima secco e dai danni dovuti alle gelate. Per il Paese nordamericano si tratta del secondo maggior raccolto di sempre, del terzo per l’Australia. 

    Sempre a livello mondiale la produzione tocca 770,5 milioni di tonnellate e il consumo 750,9 milioni soprattutto per il maggior uso di grano per mangimi sempre in Canada e Australia. Sia il consumo che la produzione sono in aumento anche sul livello della stagione precedente. Molto dinamico il commercio internazionale, che a settembre cresce di 1,5 milioni di tonnellate, a 189,4 milioni, grazie al maggior export sempre di questi due Paesi (ma sotto il livello stimato per il 2019/20). E sono previste in aumento anche le importazioni cinesi (+1 milione di tonnellate, a 7 milioni), soprattutto dagli Usa ma anche grazie alla maggiore disponibilità all’export dell’output canadese e australiano. Se si dovesse concretizzare questo scenario sarebbe il maggior livello dal 1995/96 di grano importato per la Cina. A 319,4 milioni di tonnellate, infine, le scorte finali, sempre detenute per il 51% da Pechino. 

    Tra gli altri cereali secondari il dipartimento statunitense ha stimato in crescita la produzione di orzo per Unione europea, Russia e Australia; per questi ultimi due Paesi anche l’export è in crescita

    Soia

    Negli Stati Uniti diminuiscono le scorte iniziali grazie all’aumento delle esportazioni e del pestato di soia per il il 2019/20. La produzione, riflettendo previsioni in calo dei rendimenti, è a 4,3 miliardi di bushel, comunque sopra i 3,5 miliardi della stagione scorsa. Le scorte finali, infine, sono proiettate a 460 milioni di bl, -150 milioni rispetto alle stime di agosto. 

    Nel mondo, invece, è minima la variazione tra le stime di agosto e quelle di settembre. Il livello produttivo è fissato a 369 milioni di tonnellate, in crescita sui 337 milioni del 2019/20. Bene soprattutto Brasile, India e Canada, mentre, come per il mais, anche per la soia il clima ha penalizzato l’Ucraina. Nel Paese sudamericano l’aumento rispetto ad agosto è di due milioni di tonnellate, a 133 milioni, grazie all’incremento delle aree investite. Sale anche l’export, a poco meno di un milione di tonnellate (a 166,3 milioni), sempre con il Brasile protagonista, mentre calano le spedizioni dall’Ucraina. In calo, infine, le scorte finali: sono pari a 93,6 milioni con le minori scorte Usa controbilanciate in parte da quelle estere, soprattutto Brasile e Argentina.

    Riso

    Negli Usa gli indicatori per le previsioni del 2020/21 sono un minor livello di scorte iniziali, maggiori produzione (anche rispetto al 2019/20), import e consumi totali. All’estero, invece, sale la produzione in India e scende quella thailandese per via delle limitate irrigazioni, mantenendo comunque il livello generale piuttosto stabile, con una minima riduzione. Minima anche la variazione, verso l’alto, delle esportazioni globali. Con l’offerta in calo e la domanda globale virtualmente invariata, le scorte finali sono ridotte di poco (-0,4 milioni di tonnellate) rimanendo così a livelli record (184,8 milioni).



    Foto: Pixabay

     

    red. 22-09-2020 Tag: maissoiagranostati unitiUSDAproduzione cerealiexport
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